Milo, Struttura geologica dell'isola Milos Struttura geologica dell'isola


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Geologia, struttura geologica dell isola, Milos
     
Geologia, struttura geologica dell isola, Milo
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Milos è quasi completamente di origine vulcanica. Anche occhi non esperti hanno la possibilità di rendersene conto ed è certo che le immagini che si presenteranno loro ad ogni passo sono così particolari, che resteranno scolpite nella loro memoria, e senz'altro sulle loro pellicole. I colori e la forma delle coste, dei golfi, degli scogli, dei fiumi, dei monti, sono unici e non ci si sazia mai di guardarli.

Dal punto di vista geo-tettonico, Milo appartiene alla fascia insulare, mentre altri autori la collocano in quella sotto-insulare.

Secondo la teoria della tettonica a zolle, l'isola di Milo si trova sulla placca euroasiatica, alla distanza di circa 220 chilometri dalla linea di collisione con quella africana, muovendosi alla velocità di 2.5 centimetri l'anno e con una angolazione di 350 circa. Ancora oggi l'isola vive una fase di lento affondamento, specialmente nella sua parte meridionale.

Le tecniche radioattive di datazione rivelano che l'attività vulcanica nell'Egeo meridionale è cominciata quasi 2 o 3 milioni di anni fa. A Milo si interrompe definitivamente 90.000 anni fa e, la sua, viene considerata attività vulcanica recente.

Questa attività vulcanica si è sviluppata sia sulla terraferma che in mare, fatto dimostrato dai numerosi fossili, grandi e piccoli, di organismi marini ritrovati nel materiale vulcanico. Il visitatore può facilmente vedere alcuni di questi fossili, come il Pecten Iakobaeus, Pinna pectinata, Ostrea edulis, Balanus e altri.

Oltre alle rocce vulcaniche, troviamo anche rocce sedimentarie (zona sud di Milo-Provatas) e rocce metamorfiche. Di esse è stata calcolata l'età con metodi diversi: quelle sedimentarie hanno addirittura 14 milioni di anni, e quelle metamorfiche da 33 a 64 milioni di anni.

Vale la pena, a questo punto, fare un particolare riferimento alle formazioni geologiche e morfologiche, prima di arrivare alle conseguenze dell'attività vulcanica sull'isola.

Prima di tutto ci sono i due grandi vulcani spenti. Il primo, il Firiplaka, ha un impressionante cratere di 1.700 m. di diametro e raggiunge l'altezza di 220 m. circa. Si conserva molto bene ed è situato nella zona centro-meridionale dell'isola. Il secondo, il Trachila, si trova nella regione nord-occidentale dell'isola ed è rimasto intatto solo in parte.

Un'altra formazione geologica particolare è quella dei colli vulcanici. Si crearono quando il magma, a causa di una scarsa presenza di gas, eruttava con difficoltà. La massa fusa solidificò nel cratere vulcanico dando origine a una roccia dura detta andesite. Uno di questi colli è Kastro (Castello), situato nel capoluogo dell'isola, e Plaka, il monte Profitilias (del Profeta Elia), e altri.

Degne di ammirazione e di rilievo sono pure le piccole «isole dei gabbiani» (Glaronisia), a nord dell'isola, mentre sulla strada per Pollonia svettano colonne pentaedriche ed esaedriche (di roccia andesitica), con diagonali di 20-30 centimetri.

La zona detta «del Saraceno», nella parte nord dell'isola, è una penisola vulcanica di colore bianco candido, dove si trovano fossili in abbondanza. Il paesaggio che ci si apre davanti agli occhi è sorprendente. La mancanza di vegetazione, il bianco candido delle rocce, ci danno l'impressione di trovarci... forse sulla Luna.

Milos, come abbiamo già menzionato, si trova nella fascia vulcanica dell'Egeo meridionale. E, se è vero che i suoi vulcani sono ormai spenti, pure ci sono altri fenomeni che indicano che, ancora oggi, esiste una via di comunicazione aperta tra la superficie dell'isola e l'interno della terra.

Sono fenomeni che osserviamo in tutte le fasce vulcaniche, più o meno antiche: esalazioni di vapore (polle gassose), principalmente nelle zone est e nord-est dell'isola. Sono zone dalle quali, a causa della loro natura vulcanica, si liberano gas provenienti dall'interno della terra (vapori, anidride carbonica, idrogeno solforato, ecc.). Per questo motivo, esse sono caratterizzate dal colore giallo dello zolfo e dal suo odore, mentre la temperatura del terreno è molto alta (1020C ad Aghia Kiriakì, a Piromenes 1000C, a Paliochori 1010C, a Vounalia 540C, a Kastanas 860C, a Adamante 1000C). Riscontriamo esalazioni di vapore anche in zone sottomarine (come Aghia Kiriakì, Paliochori, Kanava, Rivari), dove ritroviamo il colore giallo dello zolfo, mentre i gas salgono alla superficie sotto forma di bolle.

Oltre alle esalazioni di vapore, abbiamo anche delle sorgenti calde. Le troviamo in diversi posti dell'isola, vicino al livello del mare, e alcune di esse sono anche termali, senza aver avuto, però, un'adeguata valorizzazione. Ippocrate riporta nella sua opera «Intorno alle epidemie» il caso di un paziente di Atene che soffriva di una malattia della pelle e ricorse alle cure dei bagni di Milo.

Tali sorgenti termali troviamo a: Adamante, Milos (all'interno di una caverna, dove sono stati costruiti anche dei bagni) con una temperatura di 33,30C, Alykes con 220C, Kanava con 500C, Paliochori con 500C, Mandrakia con 500C, di nuovo Adamante in zona Harou con 420C, Provatà, Tria Pigadia e altrove.

Tutte queste sorgenti sono ritenute curative per l'artrite reumatoide, malattie del sistema nervoso periferico, malattie ginecologiche, dermatologiche ed altre. Un'altra caratteristica di queste zone è che si registrano alte temperature anche nel terreno.

Tutti questi fenomeni esterni di temperature alte, dunque, hanno esercitato, durante milioni di anni, un'azione tale da provocare un'alterazione del terreno, fornendoci diversi minerali è rocce utilizzabili. Parallelamente, però, hanno anche stimolato un più approfondito studio degli scienziati, per accertare l'eventuale presenza di un campo geotermico e, una volta individuato, per trovare il modo di sfruttarlo.

E infatti gli scienziati dell'Istituto di Ricerche Geologiche e Minerali e dell'Ente Nazionale per l'Energia Elettrica hanno dimostrato, dopo lunghi anni di ricerca e dopo trivellazioni a media e grande profondità, l'esistenza di questo campo, e, in particolare, la presenza a 1.100 m. circa di vapore, che, risolti alcuni problemi tecnici, potrà essere usato per la produzione di energia elettrica o per altre attività industriali.


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